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Sud

Carbonia

Con quasi trentamila abitanti, Carbonia è la nona città sarda, la più popolosa del Sulcis. Larghe strade alberate la caratterizzano: sulle case svetta il campanile alto 45 metri che affianca la facciata in granito e trachite della chiesa di san Ponziano. La città nacque nel 1938, costruita in soli due anni per garantire alloggio ai lavoratori del bacino carbonifero Sirai-Serbariu. Le miniere sulcitane erano allora una delle principali fonti di approvvigionamento energetico dell’Italia. Nel nome Carbonia è indicata l’origine: fu costruita a ridosso della grande miniera, sostituendo un borgo ottocentesco, inglobato come rione. Il bacino, attivo tra 1937 e 64, aveva nove pozzi e cento chilometri di gallerie. Per cavare il carbone furono reclutati minatori da tutta Italia, da subito 16 mila risiedevano a Carbonia, la punta massima fu nel 1949 con 48 mila residenti e 60 mila dimoranti.

Oggi, dopo il suo recupero, Serbariu ospita il museo del Carbone, perfetta riproduzione del mondo minerario. Altro luogo di cultura da non perdere è il museo etnografico delle Attività agropastorali. Carbonia è sede di Mare e Miniere, appuntamento che riscopre la cultura locale, con eventi di cinema, musica, letteratura ed enogastronomia. Un tempo fu teatro di storiche rivendicazioni operaie. Tra 1940 e 43, la protesta dei minatori portò al primo sciopero in Sardegna (tra i primi in Italia) durante il ventennio fascista. A fine 1948 ci furono due mesi di ‘sciopero bianco’, per contrastare le misure repressive della Carbosarda, che gestiva la miniera. La reazione fu di acuirle. Esplose così un movimento nazionale di solidarietà alla lotta dei minatori: dopo un lungo braccio di ferro, l’accordo fu una vittoria dei lavoratori.

Ai siti minerari dismessi si affianca l’archeologia fenicio-punica: a monte Sirai, in un parco archeologico nella periferia nord-ovest della città, troverai case, piazze, tempio, necropoli di una colonia prima fenicia poi cartaginese. C’è anche un tofet, cimitero per bambini, parzialmente ricostruito nel museo Villa Sulcis, dove ti addentrerai nella città punica grazie ad allestimenti multimediali e conoscerai i reperti più antichi della preistoria sarda, provenienti dal riparo sotto roccia su Carropu, nella frazione di Sirri, risalenti al Mesolitico (9000 a.C.). Poco distanti dalla città si trovano varie grotte ‘preistoriche’, una decina di necropoli a domus de Janas e i resti di 15 nuraghi compresi fra 1600 e VI secolo a.C. Tra le testimonianze più interessanti, le necropoli di Cannas di Sotto, con 18 tombe e di Cùccuru su Cardolinu (3200-2800 a.C.). La dominazione romana è documentata dalla Villa di Barbusi, ‘vissuta’ da IV a.C. a III secolo d.C., e dal casale di Medau sa Turri, già sito nuragico e fenicio-punico, poi romano, infine villaggio medievale.

Est

Urzulei

Si arrampica sulle falde dell’imponente monte Gruttas, circondato dai paesaggi impervi e selvaggi del ‘suo’ Supramonte: vette alte mille metri, burroni, pareti a strapiombo, voragini, doline, canaloni che arrivano sino al mare. Urzulei è un centro di mille e 300 abitanti del nord dell’Ogliastra al confine con le Barbagie, basato sull’allevamento, da cui provengono prelibate eccellenze: prosciutti e guanciali (di maiale o di cinghiale) e formaggi, tra cui casu marciu, sa frue e caglio di capretto.

Al confine con Orgosolo sarai impressionato da su Gorropu, gola profonda 500 metri e lunga un chilometro e mezzo, uno dei canyon più grandi e spettacolari d’Europa, modellato nei millenni dal Flumineddu, uno dei due maggiori corsi d’acqua della zona, insieme al Codula di Luna, che scorre dolcemente sino al golfo di Orosei. Ginepri e tassi millenari, foreste di leccio, come su Fennau, ed essenze mediterranee ricoprono le vallate, colorate in primavera anche da orchidee, rose peonie e oleandri. È l’habitat di muflone e aquila reale. Nell’oasi sa Portiscra vedrai anche il cervo sardo.

Per secoli limite d’accesso per i dominatori romani, questi territori per un terzo sono composti da rocce carbonatiche forate da circa 200 grotte. Si distinguono quelle di su Palu, 15 chilometri di gallerie e sale simili a mondi fiabeschi, de s’Edera, in cui scorrono tre corsi d’acqua che si riuniscono in un torrente riemergente nella sorgente di su Gologone; e di su Eni de Istettai, che arriva sino nel cuore del Supramonte, meta di speleologi di tutto il mondo. I rilievi impervi furono ampiamente abitati in età nuragica. A testimoniarlo le due monumentali tombe di Giganti di s’Arena, parte del complesso comprendente il nuraghe Perdeballa, il villaggio Or Murales, che con oltre cento capanne è uno dei più grandi dell’Isola, e il santuario ipogeico sa Domu ‘e s’Orcu, grotta che sovrasta il paese, dove è stata trovata ‘La madre dell’ucciso’, celebre bronzetto esposto al museo archeologico nazionale di Cagliari. Potrai visitare grotte e siti nel cammino di san Giorgio, da cui ammirerai s’Iscala de su Piscau.

Il paese è impreziosito da antichi edifici di culto: la cinquecentesca chiesa di san Giorgio, in stile gotico-aragonese, la parrocchiale di san Giovanni battista (XVII secolo) che custodisce altare in marmo rosa e pregevole battistero, e chiesetta di sant’Antonio da Padova. Il patrono è celebrato due volte: 26 aprile e fine agosto, quando assisterai al palio di Urzulei. San Giovanni è festeggiato il 24 giugno. Una settimana prima si festeggia nella chiesetta di san Basilio magno del villaggio medioevale di Mannorri, scomparso a fine XVIII secolo per una vicenda misteriosa che racchiude faida e balentia, amore e tradimento. Echi del passato sono in musiche, balli, gare poetiche e nelle casette rionali del museo Andalas de memoria. Dei riti del culto di Dioniso resta memoria nella maschera carnevalesca di su mamuthon’e bruvera, detta anche s’Urcu. Ogni agosto il paese è animato da un torneo di morra, cui partecipano contendenti di tutta Europa. La cucina è tradizione: macarrones imboddiaos, culurgiones, maialetto e capretto arrosto, agnello al tegame e pecora in cappotto, selvaggina alla cacciatora o aromatizzata col mirto. Tutto accompagnato dal cannonau. Su piggiolu è il pane per eccellenza.

Sud

Santa Giusta - Castiadas

Verso nord è l'ultima spiaggia di Castiadas a far parte del litorale di Costa Rei, e ne conferma tutte le caratteristiche più ammalianti, con qualche ulteriore particolarità. Santa Giusta è composta da un arenile lungo circa un chilometro, noto anche con il nome di spiaggia di Villa Rei, e da una cala decisamente più piccola, incorniciata su un lato da un piccolo promontorio, dall’altro dal bianco affioramento granitico noto come lo scoglio di Peppino, la cui forma ricorda quella di una tartaruga. Lo ‘scoglio’ rappresenta il confine tra il territorio costiero di Castiadas e quello di Muravera, inoltre è uno dei maggiori punti di attrazione di Costa Rei. Sul suo ‘dorso’, è possibile sdraiarsi per prendere il sole, sostare per scattare suggestive fotografie e cimentarsi con i tuffi.

La sabbia di Santa Giusta è bianca e soffice, quasi impalpabile, con riflessi dorati e qualche granello di ghiaia. Il mare ti affascinerà per trasparenza e tonalità turchesi, con sfumature verde smeraldo date dai riflessi del sole sulla vegetazione circostante. Il fondale è basso e digrada dolcemente, rendendo la spiaggia un luogo sicuro per i bambini, inoltre la scarsa profondità permette all’acqua di riscaldarsi velocemente, creando un ‘effetto piscina’.

Nella caletta settentrionale osserverai anche una duna coperta da gigli di mare e, alle sue spalle, una ‘corona’ di ginepri. Non a caso, il tratto costiero compreso tra spiaggetta e promontorio è stato dichiarato sito di interesse comunitario e fa parte della rete Natura2000.

La spiaggia di Santa Giusta, grazie alla bellezza, ai colori e al panorama circostante, viene scelta ogni anno da numerose coppie come location per le nozze. L’aura di ‘sacralità’ per il fatidico sì è accentuata dalla presenza di una statua in bronzo in cima al piccolo promontorio, raffigurante il Cristo benedicente rivolto verso il mare.

Il limite meridionale della spiaggia è segnato da una lingua rocciosa che interrompe l’arenile e si ‘tuffa’ per qualche metro in mare. Oltre, troverai la spiaggia di Cannisoni, anch’essa caratterizzata da sabbia chiara e mare cristallino. Ancora più a sud si estende il litorale di Sant’Elmo. Poi è la volta della splendida cala di Monte Turno. Dalla parte opposta, superato lo scoglio di Peppino, entrerai invece nel lungo litorale (otto chilometri) di Costa Rei appartenente al territorio di Muravera.

Sud

Galleria comunale d'arte

Sulle pendici di un costone del colle di Buoncammino si estende una delle più belle aree verdi di Cagliari: una sorta di ‘giardino pensile’, con un lungo e scenografico viale alberato. Al termine del viale scorgerai l’elegante facciata neoclassica dell’ex polveriera regia, che dal 1933 ospita la Galleria comunale d’arte. L’edificio militare fu distrutto da un’esplosione e ricostruito nel 1828 su progetto dell’ingegnere militare Carlo Boyl. Dopo un secolo di utilizzo come caserma e magazzino, a seguito di ulteriori lavori di ammodernamento divenne spazio museale. Dopo aver attraversato il giardino, prima di entrare ammirerai il prospetto del palazzo, con i fregi realizzati in pietra calcarea e il timpano sormontato da tre statue scolpite nel marmo di Carrara.

La ‘galleria’ ospita principalmente due aree espositive: la prima è la collezione Ingrao, donata al Comune di Cagliari nel 1999, che contiene opere dei più grandi maestri italiani del XX secolo, tra i quali Umberto Boccioni – con 31 opere tra dipinti e disegni -, Giorgio Morandi e Mino Maccari. Circa 650 opere formano una raccolta delle principali tendenze artistiche del secolo scorso, conservate nelle sale chiamate ‘stanze del collezionista’. Mentre nella seconda area ammirerai la più importante collezione di opere realizzate da artisti sardi, in particolare tra inizio XX secolo e fine degli anni Settanta. Gli autori rappresentati, comprese le maggiori personalità dell’ambiente artistico sardo, sono andati alla ricerca di un’armonia tra le idee dell’arte contemporanea e il contesto culturale isolano. Una sala è dedicata alle sculture in gesso di Francesco Ciusa, tra cui la celebre madre dell'ucciso. Tra le 74 opere esposte anche creazioni di Pinuccio Sciola, Costantino Nivola e Maria Lai. Sono in mostra anche una collezione di materiali etnografici della Sardegna a partire da fine XVIII secolo e un’ampia raccolta di stampe.

La ‘galleria’ è sede della biblioteca specialistica in storia dell’arte e del ‘Giardino da leggere’, iniziativa che permette il prestito di volumi e giornali da leggere all’aperto. Periodicamente vengono promossi percorsi didattici, attività per bambini, incontri e rassegne culturali. Le sale sono accessibili per i non vedenti.

L’itinerario culturale potrà proseguire verso le fortificazioni del quartiere di Castello, attraversando la scenografica porta di san Pancrazio, per raggiungere la cittadella dei musei, antica sede del regio arsenale e oggi maggiore polo museale della Sardegna, che comprende il museo archeologico nazionale, il museo d’arte siamese, il museo delle cere anatomiche, il museo etnografico e la pinacoteca nazionale.

Sud

Santa Margherita di Pula

Quasi dieci chilometri di sabbia morbida e dorata che si immerge in acque basse e tiepide dalle tonalità verdi, con fondale tanto limpido che potrai osservarlo perfettamente anche senza immergerti. Santa Margherita è una perla del sud Sardegna, simbolo di Pula, che si estende verso ovest sino a un’altra meraviglia isolana, la costa di Chia (nel territorio di Domus de Maria).

Santa Margherita di Pula è composta da una serie di baie e spiagge, quasi senza soluzione di continuità, intervallate dagli scogli di piccoli promontori, che assumono nomi diversi (tra cui Cala Marina e Cala Bernardini) a seconda della zona che occupano e dove si affacciano numerosi resort di lusso, tra i più rinomati dell’Isola e meta ogni anno di personaggi dello spettacolo, del cinema, dello sport e dell’alta finanza.

Potrai accedere alle spiagge lungo stradine che fiancheggiano gli hotel o che passano in mezzo a pinete alle loro spalle, dove sono immersi condomini, ville e appartamenti vacanze. Scoprirai luoghi indimenticabili, insenature con lingue di sabbia bianchissima e fine, con sprazzi di graniti rosati, e tra i pini potrai proteggerti dalla calura estiva. La zona è battuta dal vento amata, anche in autunno e in inverno, dagli appassionati di surf. I suoi fondali sono apprezzati da chi pratica snorkeling o pesca subacquea.

A pochi passi da Santa Margherita c’è la movida​ pulese, fatta di tanti eventi e aperitivi in piazza del Popolo ​e piazza di Chiesa, da abbinare a lunghe passeggiate e tanta attività sportiva. Per esempio, potrai fare footing ​lungo i viali alberati ​che portano a Nora, dove, non lontano dalla spiaggetta, scoprirai l’antica città fenicio-punica e poi romana. A oriente di parco archeologico di Nora, spiaggia e chiesetta di sant’Efisio, c’è la spiaggia de su Guventeddu, molto apprezzata da appassionati di kite surf e wind surf. Per mantenerti in forma immergendoti nella natura, potrai proseguire il percorso trovando nelle vicinanze la laguna di Nora. Lasciati incantare dal sistema di canali e piccole isole creato dal delta del r​io Arrieras, che ospita una rigogliosa vegetazione tipica mediterranea e molte specie di uccelli.

San Vero Milis

Si distende all’estremità nord-occidentale del Campidano, a ridosso dei rilievi del Montiferru e a un quarto d’ora dal mare. San Vero Milis è un centro agricolo di circa duemila e 500 abitanti, famoso per arte dell’intreccio, con realizzazione di cestini e canestri di giunco, coltivazione di mandarini e produzione della vernaccia, con un distintivo profumo di mandorle. È noto anche per la sua meravigliosa costa e, agli amanti dei gatti, per la colonia felina di su Pallosu. La cerealicoltura è da sempre l’attività principale: il centro fu granaio di Cartagine prima e di Roma poi. Ad essa sono collegati pane e pasta fatti in casa. Altre tradizioni sono su Carru ‘e is padda, il carnevale sanverese, la Settimana Santa, con momento culminante nel Triduo sacro (giovedì, venerdì e sabato santi), e abiti tipici, maschile e femminile. A novembre va in scena la rassegna dei vini novelli. Nel centro spicca la parrocchiale di santa Sofia, risalente al 1604, che presenta in facciata un rosone ‘gotico’ in trachite rossa e tre ingressi in stile rinascimentali, all’interno altari e simulacri barocchi. Da non perdere anche la chiesa di san Michele arcangelo.

Una grande varietà di ambienti caratterizza il territorio: dalle campagne coltivate alle dune di sabbia finissima del deserto costiero di Is Arenas, dalle alte falesie calcaree di capo Mannu e di su Tingiosu, paradiso dei surfisti, a vari stagni, tra cui Sale ‘e Porcus, oasi protetta Lipu, frequentata anche dai fenicotteri rosa, luogo ideale per gli appassionati di birdwatching. Dall’erosione calcarea sono nate alcune delle più incantevoli calette e spiagge della penisola del Sinis. A circa venti chilometri dal paese, incontrerai i suoi ‘gioielli’: s’Arena Scoada dall’aspetto oceanico-tropicale, che si apre di fronte all’isola di Mal di Ventre, la splendida e riparata Putzu Idu con sabbia di quarzo candida e soffice, la piccola e deliziosa Mandriola, la stupenda e multicolore sa Mesa Longa, un’autentica piscina incastonata tra le falesie, l’oasi di pace dei felini di su Pallosu, una delle perle del Sinis, l’ampia e lunga sa Rocca Tunda, con sabbia dorata e morbida, e le calette di ciottoli di Scal’e Sali. Oltre c’è la baia di Is Arenas. Sul litorale sono appostate varie torri, tra cui delle Saline, di Scala ‘e Sali e sa Mora, costruite dagli aragonesi in difesa dalle incursioni barbaresche. La presenza umana nel territorio è attesta sin dal IV-III millennio a.C. da tre necropoli a domus de Janas, tra cui quelle di Serra is aràus, con camera ‘a forno’ e un ingresso a pozzetto. All’ età del Bronzo risalgono circa trenta nuraghi, tra cui s’Urachi, uno dei maggiori della Sardegna: sinora nell’antemurale sono state individuate sette torri.

Museo del giocattolo tradizionale della Sardegna

Una collezione specchio autentico dell’anima popolare, nonché singolare recupero di memoria storica e cultura manifatturiera dell’antica società agropastorale sarda. Nato da un lavoro di ricerca elaborato nel triennio 1993-96 dalle scuole medie di Ales, centro principale della Marmilla arrampicato sulle pendici del parco del monte Arci, inaugurato nel 2002 e riaperto nel 2013 dopo lavori di restauro, il museo del giocattolo tradizionale della Sardegna è una realtà unica nel panorama museale regionale. Ripropone la cultura del giocattolo di un tempo che ha animato nonni e genitori durante l’infanzia, esponendo giocattoli costruiti artigianalmente, realizzati ‘in casa’ con abilità e maestria, usando materiali che l’ambiente offriva. La sede è Zeppara, piccola frazione distante circa un chilometro dal paese natale di uno degli intellettuali e politici più influenti del Novecento europeo, Antonio Gramsci, una suggestiva borgata che ha conservato l’originaria struttura architettonica agropastorale ed è interamente circondato dalla campagna.

Oggi la struttura museale custodisce una rappresentativa e varia raccolta di giocattoli dal genuino carattere popolare, realizzati con i comuni materiali naturali.

La collezione, organizzata per sezioni tematiche, ricostruisce fedelmente i giocattoli. Alcuni imitano armi, tipo fucili di canna e fionda, altri mezzi di trasporto, come i ‘classici’ carretti di asfodelo, poi ci sono bambole realizzate con stracci, rafia, zucche, giocattoli da usare in movimento, come i cavalli di canna, o che richiedono abilità nel lancio, come trottole e girandole, alcuni usati per la produzione di suoni, fischi e rumori, altri in ricorrenze festive, infine trappole e altri passatempi. Sono originalissimi, frutto della creatività popolare oppure appartenenti a una cultura arcaica: avrai un’idea chiara di come si svolgesse il gioco nella società agropastorale sarda. L’allestimento valorizza i giocattoli grazie a supporti espositivi essenziali, costruiti con materiali locali, come le canne intrecciate, che contribuiscono a creare un'atmosfera magica e originale. Il percorso espositivo è supportato da testi esplicativi, per documentare le informazioni socio-culturali di ciascun giocattolo mentre un’area laboratorio consente la loro prova diretta.

Il museo è una notevole risorsa culturale, meta soprattutto di tantissime scolaresche, specie delle scuole primarie. La prospettiva è la realizzazione del progetto ‘Zeppara paese dei balocchi’, una vera e propria borgata-museo. Attorno ci sono tante altre famose realtà museali, con cui la struttura collabora: ad Ales - forse la più piccola sede vescovile d’Italia - il museo del tesoro della maestosa cattedrale di San Pietro, cattedrale (costruita nel 1686) e l’esposizione permanente di cinematografia, a Pau il museo dell’ossidiana e tantissime testimonianze nuragiche, a Barumini, Morgongiori e Villanovaforru.

Baia delle Mimose

A differenza del versante est della Gallura, caratterizzato da innumerevoli calette granitiche, il litorale di Badesi, limite occidentale gallurese, mostra uno scenario completamente diverso, con lunghe e ampie spiagge bianche. Una delle più espressive in questo senso e più belle in assoluto è Baia delle Mimose, lunga ben tre chilometri, delimitata a sud dalla foce del fiume Coghinas e che a nord sfuma senza soluzione di continuità nella ‘gemella’ Li Junchi, entrambe facilmente raggiungibili con qualsiasi mezzo.

‘Le mimose’ è circondata da dune coperte da piccoli ginepri e rose di mare, mentre la sabbia è candida, il colore del mare cangiante, tra azzurro e verde smeraldo. Grazie al vento costante è meta ambita per gli appassionati di wind e kite surf. Viste le dimensioni, non è mai eccessivamente affollata, neanche in alta stagione, per cui è perfetta per rilassarsi in tranquillità. Guardando verso il mare, alla tua destra potrai intravedere in lontananza l’Isola Rossa, mentre alla tua sinistra, noterai il profilo del promontorio di Castelsardo.

La spiaggia offre accessibilità ai diversamente abili, parcheggio, punti ristoro e noleggio attrezzatura balneare. Per bellezza della spiaggia, limpidezza delle acque e servizi offerti, Baia delle Mimose è stata insignita dalla Foundation for Environmental Education (Fee) della Bandiera Blu ininterrottamente a partire dal 2017. Poco distante dalla foce del Coghinas, un tratto di arenile di 300 metri quadri ospita la dog beach, dove gli amici a quattro zampe possono giocare liberamente ed entrare in acqua, e sono a loro disposizioni ombrelloni, docce e ciotole.

Le perle di Badesi mare non finiscono certo qui. Spiccano Li Mindi, con sabbia chiara e acque azzurre, dalla quale, nelle giornate limpide, potrai scorgere la sagoma di Corsica e dell’Asinara, e Li Junchi, dove la sabbia è dorata, a grani medio-fini, e il mare alterna i colori, come a Baia delle Mimose. Esposta a maestrale e grecale, è un altro paradiso per surfisti, che al tramonto regala panorami indimenticabili. Oltre la foce si entra nel territorio di Valledoria, in particolare la frazione marina di San Pietro a mare, oasi naturalistica con dune dorate coperte di macchia mediterranea, distese verdi alle spalle e fondale che digrada rapidamente, perfetto per immersioni e snorkeling. A pochi passi dalla riva, il Coghinas forma una laguna, habitat di aironi, anatre e germani, mentre nelle acque salmastre nuotano spigole e cefali.

Est

Seui

Un affascinante borgo medioevale che s’arrampica a 800 metri d’altitudine sulle pendici meridionali del Gennargentu. Attorno a Seui, paese di mille e 300 abitanti, ammirerai un paesaggio multiforme di colori che si alternano a seconda delle stagioni. Un mondo incantato da percorrere in itinerari di trekking o a bordo del Trenino Verde. Lo scenario è impreziosito dalla foresta di Montarbu: 2800 ettari tra pareti verticali e vallate solcate da ruscelli e cascate, come Serra Middai. È oasi faunistica per aquila reale, cervo, daino e muflone. Nell’ascesa a Punta Margiani Pubusa (1325 metri), ammirerai l’inghiottitoio su Stampu e raggiungerai il monumento Perda Liana. I lecci coprono metà dei 15 mila ettari di territorio seuese, abbondano roverelle, sughere e conifere sulle vette. Un tratto insolito è il bosco di carpino nero e tasso del monte Tonneri. Fanno da cornice al borgo castagni, che in autunno si tingono di colori caldi. Immerse tra rocce e boschi, le testimonianze preistoriche: a mille metri d’altezza spicca il nuraghe Ardasai, una torre centrale cinta da mura, cui sono addossate altri torri. Attorno resti di capanne.

Seui è un ‘paese-museo’ a partire dalla palazzina liberty, dimora signorile divenuta esposizione d’arte e tradizioni popolari, che conserva anche i ricordi dell’attività mineraria: il complesso dismesso di Fundu e’ Corongiu sfruttava l’unico giacimento di antracite nell’Isola, attivo per oltre un secolo (1850-1960). L’itinerario si snoda attraverso case in scisto con archi, balconi in ferro battuto e tetti in coppo che seguono l’andamento tortuoso delle viuzze del centro. Dalla palazzina-museo passerai al carcere spagnolo, in funzione da metà del XVII secolo al 1975: alloggio di guardia, cucina e tre celle per tre secoli sono stati strumento di giustizia (e di tortura). Percorrendo via Roma arriverai alla casa-museo Farci, dove visse lo scrittore e politico Filiberto Farci, amico di Emilio Lussu e cofondatore del partito sardo d’azione. Ultima tappa è la galleria civica, dentro s’Omu comunali, imponente palazzo civico di fine XIX secolo, ricco di opere d’arte, tra cui pregevoli dipinti di scuola caravaggesca. Stradine e case in pietra gravitano attorno alla parrocchiale di santa Maria Maddalena, che ospita un fonte battesimale marmoreo con fregi (1644) e una ‘particolare’ statua in legno policromo della santa. La settecentesca chiesa di san Giovanni battista custodisce il carro che porta in processione la Madonna del Carmelo nella festa più sentita, a fine luglio. In onore del santo, a fine giugno, c’è su Cardamponi (pranzo comunitario). Famoso, durante la commemorazione dei defunti, è su Prugadoriu, ‘Halloween sarda’. Nelle feste gusterai le prelibatezze di tradizione agropastorale: culurgionis, civargèddus, ceci, lardo e patate, pecora in cappotto, còrda e piselli, carni arrosto e formaggi.

La Marinedda

Le sue spettacolari dune sabbiose sono incastonate tra le scogliere dell’Isola Rossa e la Punta Li Canneddi. La stupenda ed estesa spiaggia della Marinedda ti colpirà per il contrasto tra le tonalità delle sue acque cristalline, il chiarore della sua sabbia e il granito rosso degli imponenti scogli dalle forme variegate. Fa parte dello stesso tratto costiero della spiaggia Longa, che fa capo al pittoresco borgo di pescatori di Isola Rossa, nel territorio di Trinità d’Agultu e Vignola.

La sabbia, leggera e bianca degrada dolcemente in un fondale basso, adatto a balneazione e gioco dei bambini, e alle spalle forma dune ricoperte da vegetazione mediterranea. È una spiaggia famosa per gli amanti del windsurf e ogni anno ad agosto ospita gare internazionali di specialità. Una parte è attrezzata con sdraio ed ombrelloni ed offre vari servizi per gli sport nautici e scuola di vela. È accessibile a diversamente abili, ci sono ampio parcheggio, campeggio, hotel, bar e ristoranti.

È unita alla bellissima spiaggia dell’Isola Rossa ed è vicina alla spiaggetta Li Femini, che si trova a fianco al porticciolo. A una decina di chilometri stanno Li Feruli (o Li Mindi), sempre nel territorio dell’Isola Rossa e la romantica baia di Li Tinnari, spiaggia della Costa Paradiso, nascosta tra le rocce di granito e formata da pietrine di trachite rossa e grigia, che potrai raggiungere a piedi o dal mare.