Una storia di pochi decenni a cavallo fra XIX e XX secolo, nata e finita insieme all’epopea mineraria. A Monte Narba c’era una città in miniatura, autosufficiente, con tutti i servizi: un piccolo ospedale, uno spaccio di generi alimentari, falegnameria e officina meccanica, rete telefonica ed energia elettrica - un lusso per l’epoca -. Al centro delle case degli operai dominava la scena Villa Madama, dimora della famiglia del direttore e sede degli uffici amministrativi. Accanto, quella che all’epoca era una la più ricca e produttiva miniera d’argento in Italia, fonte di lavoro per tutto il Sarrabus. Successivamente, in piena crisi estrattiva, il villaggio divenne azienda agricola, poi fu abbandonato. Oggi è un paesino fantasma a pochi chilometri da San Vito, un luogo per esploratori avvolto da silenzio e vegetazione, che pian piano si riprende i suoi spazi, un luogo nascosto tra le colline che sparisce lentamente sotto i detriti dei fasti di un tempo.

Le prime notizie del giacimento risalgono al 1622. Durante il secolo successivo si susseguirono le esplorazioni, ma è grazie alla ‘società anonima miniere di Lanusei’, composta da impresari genovesi, concessionaria della miniera dal 1864, che prese impulso lo sfruttamento delle ricchezze del sottosuolo. Da allora si sviluppò il villaggio dei minatori. Nel biennio 1881-82 furono realizzati il pozzo ‘maestro’ e la laveria. Negli ultimi decenni del XIX secolo furono traforati e resi agibili 14 livelli di gallerie, profondi fino a 500 metri. La rete di tunnel, estesa ben 18 chilometri, era esplorata quotidianamente da schiere di minatori provenienti da tutta Italia. Un sistema di dighe e canalizzazioni, inoltre, evitava l’allagamento, in quanto Monte Narba è in mezzo a due vallate, un punto critico in caso di forti precipitazioni. All’epoca l’impianto raggiunse il suo apice: ci lavoravano oltre 900 operai, che estraevano 1400 tonnellate di minerali di argento e piombo. Le gallerie collegavano i vicini giacimenti di Baccu Arrodas, Giuanni Bonu e Masaloni, delimitando il tratto più significativo della ‘via dell’argento’, complesso sarrabese di una decina di miniere, oggi uno dei siti del parco geominerario della Sardegna.

Il borgo e gli edifici estrattivi gravitavano attorno a Villa Madama, progettata dall’ingegnere Gian Battista Traverso, direttore durante il massimo splendore della miniera. Era un’elegante palazzina in stile liberty, a tre piani, con due accessi, uno immetteva in un lussureggiante giardino. In facciata una balconata in ferro battuto era racchiusa da due corpi laterali più avanzati. Tanti i comfort, tra cui caldaia a legna e refrigeratore per alimenti. Le tracce del glorioso passato sono tutt’oggi evidenti: nella lunetta sopra l’ingresso vedrai un monogramma in ferro, con le lettere ‘SL’ (Società Lanusei). Al piano superiore, pareti e soffitto conservano la sorpresa più grande, gli affreschi dipinti da un artista d’eccezione, un maggiore dell’esercito austro-ungarico tenuto prigioniero a Monte Narba durante la Grande Guerra. Nel 1916, infatti, un gruppo di soldati austriaci fu catturato e condannato ai lavori forzati nel villaggio, perfetto luogo di prigionia, remoto e inaccessibile. Un secolo di intemperie e decadenza non ha intaccato i colori vividi dei dipinti, come fossero appena affrescati.

Nel primo Dopoguerra la produzione era entrata in profonda crisi, a causa dell’impoverimento dei filoni metalliferi e del deprezzamento dell’argento per la concorrenza delle miniere messicane. L’attività passò di mano tra varie società. Ultima fu la Montevecchio, che rinunciò alla concessione nel 1935 per l’antieconomicità delle attività, decretando la chiusura definitiva. Poi la seconda vita, nel villaggio si impiantò un’azienda agricola, con magazzini e scuderie. Infine l’abbandono.

L’escursione a Monte Narba è dedicata agli amanti dell’avventura e di archeologia industriale, necessariamente accompagnati da guide esperte e con la massima cautela. Il percorso è mediamente impegnativo con passaggi problematici: occorre farsi spazio tra arbusti e rovi, strettoie e dislivelli, per ammirare uno dei più affascinanti villaggi fantasma della Sardegna. Attorno gli splendidi scenari dell’area forestale di Genna Argiolas, dove si diramano sentieri escursionistici tra boschi e torrenti.